MADONNA DI MARINA

La storia della Madonna di Marina o del “Soco” risalirebbe ai primi secoli dell’anno Mille. Si narrà del ritrovamento sulla bataisa (battigia o marina) di un soco (pezzo di tronco) da parte di Felice Dario, un malamocchino che cercava, tra i depositi rilasciati dalla risacca del mare, del legname da bruciare.
Riportato a casa il tronco e messo sul focolare questo misteriosamente scomparve. Il malamocchino sconsolato per ben due volte ritornò sulla battigia per ritrovare sempre lo stesso soco che poi puntualmente spariva, finchè la terza volta gli apparve sulla spiaggia la Vergine, la quale probabilmente lo rincuorò e gli sollecitò la preghiera. Divulgato ai compaesani il sacro incontro, essi eressero nelle vicinanze della marina una chiesetta in onore alla Madonna, e realizzarono una statua lignea raffigurante la Vergine, che festeggiarono ogni anno la seconda domenica del mese di luglio. Il 1° aprile 1814, con la costruzione di una fortificazione da parte degli austriaci sul luogo della chiesetta, la statua della Madonna fu trasferita nell’attuale chiesa dell’Assunta. La ricorrenza viene effettuata ogni anno ed a tal proposito viene costituito un Comitato Festeggiamenti, i cui componenti rimangono in carica due anni. Il Comitato organizza la festa che mantiene sempre le caratteristiche popolari sacre, culturali e ricreative, tipiche dei veneti.

CERIMONIA DELLA SENSA

La Festa della Sensa commemora due vittorie veneziane, lontane una dall'altra di quasi due secoli: una navale ed una diplomatica, comunque legate tra loro. La prima risale all'impresa del Doge Pietro Orseolo II , partito il 9 maggio dell'anno 1000 , giorno dell'Ascensione, in aiuto delle popolazioni della Dalmazia minacciate dagli Slavi. Questo è l'inizio del lento cammino intrapreso da Venezia per il dominio del Mare Adriatico, al quale tendeva fin dalle sue origini non tanto per motivi di conquista, quanto per ragioni di vita.Il fasto e la ricchezza che nei secoli rendono la Fiera della Sensa famosa in tutta Europa e motivo di vanto per i veneziani sono dovuti al fatto che i maggiori espositori sono i rappresentanti di quella moltitudine di validi artigiani presenti in città. Ciò spiega poiché fin dalla nascita di Venezia , verso il IX e X secolo, si ha notizia di unioni di persone che esercitano lo stesso mestiere.

L'arresto dell' espansione slava permette alla Repubblica di raggiungere questo suo obiettivo ed il possesso territoriale diventa ormai superfluo, tanto che le città dalmate danno ormai blandi tributi, regolati secondo le proprie risorse naturali ed economiche. A ricordo dell'ardua impresa si dà inizio alla celebrazione della Festa della Sensa, limitata alla sola benedizione del Mare: è un rito esclusivamente propiziatorio, dal cerimoniale semplice e modesto. Quest'ultimo diviene più complesso e sfarzoso quando con la stessa festa si ricorda l'altra vittoria veneziana, quella diplomatica. Siamo ora nell'anno 1177, le due massime autorità europee firmano a Venezia la pace che pone fine alla secolare lotta tra Papato e Impero: mediatore tra Papa Alessandro III e Federico Barbarossa è il doge Sebastiano Ziani. Il Papa riconoscente ai veneziani, colma la città di doni e consegna al Doge Ziani un anello benedetto pronunciando le parole: " Ricevilo in pegno della sovranità che Voi ed i successori Vostri avrete perpetuamente sul Mare" e, secondo il Sanudo, si precisava anche un invito a nozze "... lo sposasse lo Mar si come l'omo sposa la dona per esser so signor" .

E così l' iniziale visita al mare e la sua benedizione si trasformano in un atto di investitura e di possesso: ormai il dominio veneziano dell'Adriatico è riconosciuto dalle due massime potenze europee del tempo. Inoltre Papa Alessandro III concede indulgenze a tutti coloro che avessero visitato la Basilica di San Marco negli otto giorni (che presto saliranno a 15) dopo la Festa della Sensa; questo fatto porta in citta' una folla da ogni dove, tanto che la Repubblica, con mossa accorta ed intelligente, decide fin dal 1180 di istituire una fiera campionaria dove sono esposti i prodotti del migliore artigianato locale insieme alle pregiate merci d'Oriente, e proprio per l'importanza economico-sociale che la fiera racchiude in sè, si sceglie come luogo d'esposizione lo spazio prestigioso di Piazza San Marco.

IL REDENTORE

Nell’estate del 1575 scoppia a Venezia una terribile epidemia di peste che in due anni provocherà 50.000 morti, quasi un veneziano su tre. Nel settembre del 1576, quando il male sembra invincibile dagli sforzi umani, il Senato chiede l’aiuto divino facendo voto di realizzare una nuova chiesa intitolata al Redentore. Scegliendo rapidamente fra diverse opzioni circa forma, localizzazione e progettista cui affidare la costruzione, nel maggio del 1577 si pone la prima pietra del progetto di Andrea Palladio (che dal 1570 era il Proto della Serenissima, architetto capo della Repubblica Veneta). Il 20 luglio successivo si festeggia la fine della peste con una processione che raggiunge la chiesa attraverso un ponte di barche, dando inizio a una tradizione che dura ancora oggi.

LA VOGA LONGA

A metà degli anni ‘70 un gruppo amanti della voga, della laguna e delle tradizioni della città “Serenissima”, si trovarono a Burano per dar vita ad una singolare “regata”. Da anni una famiglia veneziana, i Rosa Salva, assieme ad un gruppo di loro amici ed a numerosi campioni del remo, organizzavano il giorno della festività di San Martino una regata su “caorline” a sei remi. Gli equipaggi erano misti, maschi e femmine, per metà formati da campioni anche più volte vincitori della “Storica” e per metà da appassionati dilettanti del remo.

Il percorso di questa regata a Venezia è rimasto immutato: si snoda per circa 30 km per canali ed i luoghi più pittoreschi della laguna di Venezia. Il raduno delle imbarcazioni venne fissato nel Bacino San Marco di fronte al Palazzo Ducale il giorno della “Sensa” (Ascensione). Già dalla sua prima edizione la Vogalonga di Venezia ebbe un enorme successo fino a raggiungere la considerevole cifra di 1500 imbarcazioni con circa 5000 partecipanti (1980).

A Venezia, anche “sull’onda” di questo successo, nacquero numerose società remiere che si dotarono di splendide imbarcazioni di rappresentanza a dieci, dodici e diciotto remi con un effetto “indotto” interessante, vista la rinascita di un artigianato ormai scomparso sia per il restauro che per la produzione di barche, remi e “forcole”.

In questi ultimi anni la partecipazione alla Vogalonga di Venezia si è assestata sul migliaio di natanti per circa 2500 – 3000 partecipanti, oggi da tutto il mondo. Così “all’alzaremi”, il fatidico colpo di cannone, alla partenza della Vogalonga, “dalla gola di tutti sgorga potente e sonoro l’antico grido delle gloriose galere” della serenissima:”Viva San Marco”.

LA STORICA

La Regata Storica è l'appuntamento principale del calendario annuo di gare di Voga alla Veneta, disciplina unica al mondo praticata da millenni nella laguna di Venezia. È oggi resa ancora più spettacolare dal celebre corteo storico che precede le gare: una sfilata di decine e decine di imbarcazioni tipiche cinquecentesche, multicolori e con gondolieri in costume, che trasportano il doge, la dogaressa e tutte le più alte cariche della Magistratura veneziana, in una fedele ricostruzione del passato glorioso di una delle Repubbliche Marinare più potenti e influenti del Mediterraneo.
Oggi le quattro competizioni sono suddivise per categorie di età e per tipologia di imbarcazione: la più famosa ed entusiasmante è la regata dei campioni su gondolini, che sfrecciano in Canal Grande fino al traguardo di fronte alla celebre "machina", scenografico palco galleggiante posto davanti al palazzo di Ca' Foscari.La regata da sempre ha coinvolto cittadini e forestieri. Le prime testimonianze storiche risalgono alla metà del secolo XIII e sono legate alla Festa delle Marie, ma è probabile che, in una città come Venezia da sempre proiettata sul mare, la regata abbia avuto origini più antiche, dettate dalla necessità di addestrare gli equipaggi al remo. Molto più tarda è la prima immagine visiva: un gruppo di barchette con la scritta “regata” si vede nella Pianta di Venezia di Jacopo dé Barbari del 1500. Da allora la regata sarà uno dei temi prediletti dai vedutisti per rappresentare una Venezia festeggiante.L’etimologia della parola regata è incerta, ma è probabile derivi dal termine aurigare (gareggiare), usato e attestato nel secolo XVI come sinonimo di gara. Da Venezia il termine passò nelle principali lingue europee indicando sempre una competizione agonistica su barche.

Anticamente le regate si divisero in sfide tra barcaioli o gondolieri e regate grandi (queste ultime motivate da eccezionali celebrazioni cittadine religiose o laiche).

Le spese per allestirle però gravarono sempre sui privati. Non di rado furono indette per liberalità di prìncipi stranieri.

Nel 1797, caduta la Repubblica, le regate non cessarono. Proprio in quell’anno il governo democratico veneto indisse due competizioni. La regata moderna nacque nel 1841, da quando le spese furono di spettanza non più di privati ma del pubblico. In quell’anno il Municipio di Venezia chiese alle autorità austriache di indire annualmente una “corsa di barchette lungo il Canal Grande a cura del Comune per incoraggiare i gondolieri a mantenere in onore la decantata loro destrezza”. Con l’annessione di Venezia al Regno d’Italia (1866), contrariamente a quanto accadeva in precedenza, le regate ebbero come finalità la celebrazione del glorioso passato della Repubblica Veneta. Ma è solamente dal 1899, in occasione della III Biennale Internazionale d’Arte, che - su proposta del Sindaco di Venezia, conte Filippo Grimani - la regata assumerà il nome di “storica”.