A volte le leggende affondano le radici nella storia…questo però non è il caso dell’isola di Poveglia sulla quale sono sorte leggende che nulla hanno a che fare con la sua storia. Storie di fantasmi degli appestati, storie di manicomi, storie di dottori impazziti…ma l’isola non è stata usata per le grandi pesti come successe per il Lazzaretto Vecchio e Nuovo, non è mai stata usata come manicomio come invece è successo per San Clemente e San Servolo…questa è la storia dell’isola deve l’unica maledizione è stata quella dell’abbandono da parte degli uomini.

Poveglia Guardi

Isola di Poveglia nel quadro del Guardi

Quest’isola anticamente era chiamata “Popilia”, o “Dei Pioppi” probabilmente a causa della sua vegetazione. Secondo Pompeo Molmenti, nella seconda metà del IX secolo, l’isola venne popolata da circa duecento famiglie veneziane: erano i servi del Doge Pietro Tradonico che venne ucciso nell’864 in seguito ad una congiura di alcuni nobili veneziani. Dopo la congiura, i servi si barricarono per quaranta giorni a Palazzo Ducale chiedendo giustizia. Fu Orso Partecipazio, il successore del doge assassinato, a risolvere la questione: concesse loro di abitare l’isola e li arricchì di molti privilegi. In meno di un secolo la comunità di Poveglia si ingrandì: furono costruite più di ottocento case e l’isola divenne ricca di vigne e saline. Nel 1378 era ormai divenuta una Repubblica autonoma retta da un Gastaldo ducale e diciassette Consiglieri. Nel 1379, inizia il declino dell’isola, in concomitanza con la Guerra di Chioggia. Davanti a quest’ultima, separato da un canale, venne costruito un forte chiamato Ottagono. Quando i povegliani tornarono sull’isola, la trovarono ridotta nella sua superficie a causa dell’erosione delle acque e danneggiata da tempeste e terremoti. La popolazione diminuì moltissimo, ma a quanti rimasero sull’isola non vennero mai negati gli antichi privilegi, come l’esenzione delle tasse. Nel 1527 il Magistrato alle Ragioni Vecchie, che curava gli interessi di Poveglia, offrì invano l’isola ai Camaldolesi per la costruzione di un convento. Nel 1777 l’isola passò sotto la giurisdizione del Magistrato di Sanità. Le navi che, per il loro pescaggio, non passavano per il porto di Lido, furono fatte transitare per il canale di Poveglia e il Teson, grande fabbricato dell’isola, servì come deposito per gli attrezzi dei bastimenti. Nel 1793 l’isola fu rapidamente adattata a lazzaretto, battezzato “nuovissimo” per isolare l’equipaggio di una “tartarella idriotta infetta di peste”. Non si registrarono morti di peste. Nel corso dell’Ottocento l’isola venne trasformata in stazione di sanità marittima, destinazione mantenuta fino al secondo dopoguerra. Un tempo sull’isola sorgeva una chiesa dedicata a San Vitale, che custodiva un celebre crocifisso, ora conservato nella chiesa di Malamocco, ed una tavola di Tiziano, ma nel 1806 fu chiusa ed in seguito distrutta. Ora, dell’antica chiesa, non rimane che il campanile cuspidato, una volta usato come faro e oggi incorporato in un blocco di grandi edifici sorti quando l’isola venne usata per la quarantena delle navi. L’approdo all’isola era situato in faccia a Malamocco e nei pressi è rimasta una piccola polveriera. Nel nostro secolo Poveglia divenne convalescenziario e casa di riposo per anziani fino a quando, nel 1968, venne abbandonata. Nessun articolo di giornale riporta di dottori che si siano suicidati o di casi di morte nell’isola. Mell’ottobre del 1985 è stata rubata una vera da pozzo quattrocentesca, ornata da due San Marchi “passanti” in altorilievo, uno dei rari esemplari sfuggiti alla damnatio memoriae napoleonica nel 1797.